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2. Il Medioevo

Durante i primi mille anni dalla nascita di Cristo la storia della musica fu priva di fatti rilevanti. Con la diffusione del Cristianesimo vengono a crearsi repertori locali in cui spicca il canto ambrosiano dal nome di S. Ambrogio (339 ca. - 397) vescovo di Milano. Il passaggio dai repertori locali ad uno comune avviene con S. Gregorio I Magno (590 - 606) con il canto gregoriano: si tratta di melodie molto semplici omofoniche prive di accompagnamento.

La polifonia vocale, cioè il canto a più voci, inizia a diffondersi dal IX secolo anche se si afferma compiutamente con l'Ars antiqua (1150 - 1320) partendo dalle più importanti cattedrali della Francia, soprattutto a Notre-Dame di Parigi. La prima forma polifonica fu l'organum, dalla fine del XI secolo si afferma il discanto, mentre nel XII secolo presso il santuario di Santiago a Compostella (Spagna) si afferma l'oganum melismatico. Verso il 1250 ca. il mottetto iniziò progressivamente a sostituire le forme musicali della Scuola di Notre-Dame.

Con l'affermarsi degli ordini francescani e domenicani inizia la produzione poetico-musicale della lauda diffusa in Toscana e in Umbria, basata sulla struttura poetica della ballata con una esecuzione alternata tra solista e coro.

Contemporanee di queste laude sono in Spagna le Cantígas de Santa Maria: oltre 400 canti raccolti da Alfonso X "el Sabío", con una forma poetica simile al virelai francese, costituito cioè da ritornello e strofe.

Nei secoli XI-XIII si diffusero canti di goliardi, studenti nomadi, scritti in latino volgare e in alto-tedesco, inneggianti al vino, all'amore e alla natura. Tali canti, noti col nome Carmina Burana, sono testimoniati da una antalogia conservata nell'abbazia di Benediktbeuren.

Dall'anno 1000, con il diffondersi in Europa delle nuove lingue nazionali, nasce la lirica dei trovatori, trovieri e menestrelli (rispettivamente in in lingua d'oc, d'oil e medio-alta tedesca) che tratta argomenti amorosi e sono conservati in manoscritti detti canzonieri. Queste opere sono il riflesso della società cortese, in sintonia col sentimento dell'amor cortese espresso nel Trattato d'amore di Andrea Cappellano.

 

 

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