4. Il Cinquecento
Nel Rinascimento la stampa ebbe un ruolo fondamentale per la diffusione
musicale: il Petrucci aveva ideato il
metodo della triplice impressione (rigo, note e testo), Andrea
Antico seguì la tecnica della xilografia mentre
il parigino Pierre Attaignant adottò
un sistema poi adottato anche dagli altri stampatori di una unica
impressione.
I fiamminghi conservano il loro primato musicale
con personalità come Adrian Willaert e Orlando di Lasso; una produzione fedele alla concezione tradizionale
della scuola fiamminga la troviamo anche nella produzione di Ludwig
Senfl.
In concomitanza con i movimenti della Riforma conseguirono cambiamenti
nelle cerimonie di cultoe dunque nelle composizioni sacre. Nella chiesa luterana fu riservata alla musica un ruolo
più importante rispetto alle altre confessioni: la messa
luterana si basava sui testi delle scritture tradotte nella lingua
volgare tedesca e la partecipazione dei fedeli era affidata al canto
dei corali, caratterizzati da una semplicità melodica
e strutturale. Nella chiesa anglicana la forma di canto sacro secifico
fu l'anthem, una forma vocale a più voci analoga
al mottetto.
A partire dalla seconda merà del Cinquecento, nelle zone
d'Europa in cui erano assenti i movimenti della Riforma nacque un
nuovo stile polifonico caratterizzato da una semplificazione del
contrappunto vocale nello stile a cappella cioé
per soli voci senza accompagnamento che partì dalla scuola
romana per difforndersi poi anche in Europa con compositori come Orlando di Lasso, Giovanni
Pierluigi da Palestrina, l'inglese William
Byrd, e lo spagnolo Tomas Luis da Victoria.
A differenza che negli altri paesi europei, a Venezia e più precisamente nella basilica di S. Marco si sviluppò
un repertorio sacro molto diverso perché privilegiava composizioni
nelle quali alle voci si mescolavano strumenti che potevano essere
ad esempio i due organi della basilica. Le composizioni erano caratterizzate
da una particolare ricchezza sonora e fasto. Tra i principali maestri
di cappella ricordiamo Adrian Willaert, Cipriano de Rore, Claudio
Monteverdi, Francesco Cavalli, Giovanni Legrenzi, Claudio
Merulo, Andrea e Giovanni
Gabrieli.
In ambito popolare, in Italia Lorenzo de' Medici
detto il Magnifico stimolò a Firenze la composizione di canti
carnascialeschi, a Mantova Isabella d'este diede lo sviluppo
alla corte delle frottole, a Napoli nascono le villanelle
mentre sul finire del secolo si diffondono altre due forme leggere
copme le canzonette e il balletto (di quest'ultimo genere ricordiamo
la raccolta di Giovanni Giacomo Gastoldi).
Il madrigale fu invece la forma più raffinata
e diffusa della polifonia profana del Cinquecento: eseguiti da voci
soliste spesso veniva eseguito da raddoppi vocali o sostenuti da
strumenti. I madriglisti di questo periodo mirarono sempre più
ad una integrazione tra la forma poetica asunta come testo e la
scrittura musicale I primi compositori furono maestri di scuola
fimminga come Jacob Arcadelt, Philippe
Verdelot ed italiani come Costanzo Festa e Francesco Corteccia, ma la fase più
matura la si può trovre solo successivamente con le raccolte
di Luca Marenzio, Gesualdo
da Venosa e Claudio Monteverdi.
La maturità del madrigale fece sì che questo genere
si diffuse in tutta Europa: in Inghilterra troviamo Thomas
Morley, Orlando Gibbons, Thomas Tomkins.
In antitesi a questa produzione madrigalistica amorosa si sviluppò
il genere dei madrigali drammatici dal carattere
comico, realistico e cricaturale in cui l'argomento era pretesto
per il racconto di buffe, mascherate gite in barca, con canovacci
ispirati per lo più ai canovaci della Commedia dell'Arte.
masetri di questo genere furono i due emiliani ecclesiastici Orazio
Vecchi e Adriano Banchieri.
La produzione musicale profana in Francia è dominata dalla chanson (con Claudin de Sermisy e Clément Janequin), in Spagna
sono diffusi i villancicos (conservati in numero considerevole nei cancioneros e composte da Juan del Encina, Luis Milán, Alfonso
Mudarra), in Germania infine troviamo il lied polifonico
(Heinrich Isaac, Heinrich
Finck e Ludwig Senfl).
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