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CLAUDIO MONTEVERDI

(1567 - 1643)

 

Monteverdi è stato spesse volte paragonato, da scrittori moderni, a Wagner; però, se tale analogia fosse realmente possibile, sembra più appropriata una certa parentela tra il musicista e Michelangelo. Quest'ultimo è affine a Monteverdi nella lotta titanica con la materia e la forma, nella battaglia incessante per la liberazione delle potenze umane, nella tragica denigrazione per la mancanza di uno scopo finale nella vita umana. Sono fratelli, infine, nelle loro capacità geniali; in quella misteriosa e serena solitudine, impenetrabile dai rumori del mondo, che gli insegnò che all'anima umana non si arriva attraverso il linguaggio classico, ma con la simpatia.

Credette che solo le sofferenze e la indomabile passione fanno dell'uomo quello che è: un essere tragico che può vivere sulla terra, combattendo e cadendo eroicamente.

«Arianna toccò la gente perché fu una donna e Orfeo perché fu solamente uomo», scrisse Monteverdi in una lettera (dicembre 1616); ma per dar loro la possibilità di essere uomo e donna, il Maestro li rivela nello spasimo della passione. Il messaggio che annuncia la morte di Euridice fa crollare tutto il mondo di Orfeo; e il Lamento di Arianna non è che il canto del cuore umano piangente in agonia per la salvezza della morte.

 

Claudio Monteverdi

Un dipinto dell'epoca raffigurante
Claudio Monteverdi


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MONTEVERDI
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