onteverdi
è stato spesse volte paragonato, da scrittori moderni,
a Wagner; però, se tale analogia fosse realmente possibile,
sembra più appropriata una certa parentela tra il musicista
e Michelangelo. Quest'ultimo è affine a Monteverdi nella
lotta titanica con la materia e la forma, nella battaglia incessante
per la liberazione delle potenze umane, nella tragica denigrazione
per la mancanza di uno scopo finale nella vita umana. Sono fratelli,
infine, nelle loro capacità geniali; in quella misteriosa
e serena solitudine, impenetrabile dai rumori del mondo, che gli
insegnò che all'anima umana non si arriva attraverso il
linguaggio classico, ma con la simpatia.
Credette che solo le sofferenze
e la indomabile passione fanno dell'uomo quello che è:
un essere tragico che può vivere sulla terra, combattendo
e cadendo eroicamente.
«Arianna toccò la gente perché fu una
donna e Orfeo perché fu solamente uomo», scrisse
Monteverdi in una lettera (dicembre 1616); ma per dar loro la
possibilità di essere uomo e donna, il Maestro li rivela
nello spasimo della passione. Il messaggio che annuncia la morte
di Euridice fa crollare tutto il mondo di Orfeo; e il Lamento
di Arianna non è che il canto del cuore umano piangente
in agonia per la salvezza della morte. |

Un dipinto dell'epoca raffigurante
Claudio Monteverdi
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