1. Cos'è la musica antica?
Il termine "musica antica" (in inglese early music)
può a volte creare confusione. Il contesto musicale di riferimento
è quello della musica classica europea occidentale, in cui godono
di una certa notorietà soprattutto i pezzi scritti nel 1700 e
nel 1800. Solitamente per "musica antica" si intende tutto
ciò che è stato scritto prima di questo periodo, cioè
durante i periodi medievale, rinascimentale e barocco, e ormai è
diventato un modo di dire standard, usato da riviste, giornali, negozi
di dischi, ecc.
2. Periodi musicali
Il tentativo di dare delle definizioni basate su una datazione precisa
dei periodi stilistici della musica occidentale, e dunque anche della
musica antica, è alquanto difficile perché in tal modo
si corre il rischio di giungere ad una eccessiva schematizzazione che
non riesca a tener conto dei processi musicali che sono di natura lenta
e progressiva. Come abbiamo già detto, per musica antica intendiamo
la musica medievale, rinascimentale e barocca: cerchiamo ora di definire
temporalmente questi tre periodi.
E' difficile datare l'inizio del Medioevo in quanto più
indietro procediamo nel tempo, più diminuiscono le nostre conoscenze:
ciò è dovuto sia ad una minor consuetudine nello scrivere
musica (che era affidata più ad una tradizione di tipo orale
che scritta), sia alla perdita di documenti originali o alla nostra
incapacità di comprenderli. Per questo non siamo in grado di
datare in modo preciso l'inizio del Medioevo, sebbene possiamo fornire
come data indicativa il 1100.
Per quanto riguarda il Rinascimento, possiamo considerare come
inizio il momento in cui si affermano due caratteri: l'uso dell'intervallo
di terza come armonia stabile e il nuovo orientamento umanistico a considerare
la musica a servizio del testo. In questo caso possiamo porre l'origine
del Rinascimento o con le nuove armonie di Dufay attorno al 1420 o con
i testi umanistici di Josquin attono al 1500.
Il Barocco trae le sue origini dalla nascita del recitativo,
dalla nascita dell'opera e dalla conseguente adozione del basso continuo,
ed indicativamente possiamo farlo iniziare con il 1600 mentre la data
più comunemente utilizzata per indicare il termine del periodo
barocco, e dunque della musica antica, è il 1750, che corrisponde
alla morte di J. S. Bach.
3. Rifioritura
A partire dalla fine del 1800 alcune composizioni musicali (specialmente
di Mozart, Haydn, Beethoven, ecc.) sono state suonate praticamente in
modo ininterrotto fino ai nostri giorni. Questa è una caratteristica
peculiare, perché prima di allora la musica veniva eseguita soltanto
per pochi decenni dopo essere state scritte, anche se ci sono eccezioni
specialmente per quanto riguarda l'ambito delle musiche di cerimonia.
La musica antica è stata pertanto dimenticata proprio per il
fatto di non aver avuto una tale ininterrotta tradizione esecutiva.
Pian piano, a partire dagli inizi del 1900 (specie con la English Cathedral
Choirs) e soprattutto dalla metà del secolo (con Safford Cape,
Alfred Deller, Noah Greenberg, ecc.) il numero di interpreti è
cresciuto visibilmente insieme ad un pubbico sempre più attento
ed interessato. Non dobbiamo però dimenticare che alcune rifioriture
si sono verificate anche nel 1800 basti pensare alla Passione secondo
Matteo nelle orchestrazione di Mendelssohn oppure al Messia di Handel
nella riorchestrazione di Mozart. Grazie a ciò alcune opere hanno
mantenuto una tradizione esecutiva precedente alla riscoperta della
musica antica attuata nel Novecento.
4. La filologia musicale
La pratica esecutiva oggigiorno tende sempre più ad avere un
approccio "filologico" nei confronti della musica antica,
il che significa avere una maggiore aderenza alle pratiche esecutive
del tempo nonché all'utilizzo di strumenti originali. Per questo
motivo è possibile trovare incisioni di musica antica che presentano
interpretazioni diversissime di un medesimo brano, non soltanto da un
punto di vista esecutivo ma anche strumentale.
Ad un certo punto gli interpreti di musica antica hanno smesso di basarsi
sulle interpretazioni di altri ma hanno cercato di esaminare in prima
persona i documenti, le partiture e i manoscritti originali: secondo
il loro punto di vista ciò che conta è tentare di ricreare
il vero suono con cui la composizione è nata, in netto contrasto
con chi invece giustificava l'uso di strumenti non originali con l'intenzione
di voler privilegiare "le intenzioni del compositore". Come
esempio di queste battaglie ideologiche si può ricordare la re-introduzione
del clavicembalo per composizioni di Bach, Handel ecc., che fino ad
allora venivano invece solitamente suonate al pianoforte. La cosa non
è di poco conto perché la musica di Bach suonata su clavicembalo
suona in modo assai diverso che su pianoforte, in quanto differiscono
fraseggio, ornamento, dinamica, tecnica, ecc.
Per questo motivo le etichette discografiche tendono a distinguersi
secondo un principio che segue la logica di authentic performance (interpretazione originale) o composer's intentions (intenzione
del compositore), ma oggi ciò incontra non poche difficoltà
almeno per due motivi: il primo si basa sulla difficoltà di stabilire
come un'opera vensse originalmente eseguita, il secondo riguarda il
fatto che (tranne poche eccezioni) il compositore non è solito
dichiarare le proprie intenzioni riguardo ad una ipotetica interpretazione
futura. Lo stesso Beethoven mostrava difficoltà nel raggiungere
una esecuzione pratica che si adattasse a ciò che aveva in mente.
Una cosa è però possibile: indagare sulle circostanze
che circondavano la creazione di un pezzo musicale ci consente di raggiungere
una migiore comprensione di essa. Per la musica più distante
da noi nel tempo, alcune nostre idee di buonsenso su come andrebbe eseguita,
basate sulla odierna pratica, spesso differiscano da quelle descritte
nei trattati del tempo, anche se oggigiorno un interprete deve prendere
una decisione artistica su cosa e come rappresentare oggi, cercando
di comprendere queste differenze in modo da arrivare ad una decisione
più consapevole indipendentemente dal fatto che si usino o meno
strumenti originali. Per questo oggi si usa il termine Historically
Informed Performance (o HIP).
5. Etichette discografiche
Molte delle principali etichette discografiche sono solite dividere
il proprio catalogo identificando quali sono le incisioni che rispecchiano
il criterio interpretativo di tipo filologico. Per praticità
farò alcuni esempi:
Deutsche Grammophon -> Archiv
Decca -> Editions de L'Oiseau-Lyre
Virgin -> Virgin Veritas
Per questo motivo è possibile trovare, a puro titolo di esempio,
un concerto per pianoforte di Mozart sia nelle sezione Decca sia nella
edizione filologicamente più "corretta" de L'Oiseau-Lyre
dove il pianoforte è sostituito con il fortepiano. Allo stesso
modo le variazioni Goldberg suonate su pianoforte apparterranno alle
edizioni Deutsche Grammophon tradizionali (quelle con la etichetta gialla,
per intenderci) mentre l'interpretazione su cembalo si trovarà
nelle edizioni Archiv (con l'etichetta argentea).
6. Conclusioni
La musica antica (early music) è quindi sia la musica
antecedente al 1750 sia quel particolare atteggiamento verso l'interpretazione
che può essere applicato a qualsiasi musica secondo quello spirito
sopra descrito della Historically Informed Performance. Molte
questioni sono tuttora aperte e fonte di discussioni, ma senz'altro
uno degli aspetti più entusiasmanti è proprio questo tentativo
di riscoperta dell'antico basato su una continua ricerca musicologica
che talvolta conduce a risultati stupefacenti. Molte opere ingiustamente
considerate "minori" e dimenticate dal tempo sono state oggi
riscoperte per la prima volta proprio grazie a questo tipo di ricerca
e studio. Ed è proprio per questo motivo che la musica antica
non è affatto un campo morto ma quanto mai vitale in questi anni,
con non poche pubblicazioni discografiche inedite e prime esecuzioni
in tempi moderni. Per non parlare poi di come una interpretazione anche
di un famosissimo concerto di Vivaldi possa cambiare in seguito a nuovi
studi sulla prassi esecutiva antica (anche se in taluni casi "tirate
per i capelli"): provate a conforntare le Stagioni suonate da I
Musici (Philips), I Solisti Veneti (Erato) e Il Giardino Armonico (Teldec)!
Piccola bibliografia
Un agile volumetto introduttivo alla musica antica:
SANDRO BOCCARDI, La
musica antica. Milano, Jaca Book, 1994.
Per una visione più generale della storia della musica:
GIORDANO MONTECCHI, Una
storia della musica: artisti e pubblico in occidente dal medioevo ai
nostri giorni. Milano, Rizzoli,1998.
MASSIMO MILA, Breve storia della musica. Torino
Einaudi, 1963.
Un noto manuale scolastico:
RICCARDO ALLORTO, Nuova
storia della musica. Milano, Ricordi, 1989.
Per un ulteriore approfondimento si vedano i primi volumi della Storia
della Musica curati dalla Società Italiana di Musicologia,
ed in particolare, per la musica antica, i seguenti:
GIOVANNI COMOTTI, La musica nella cultura greca e
romana. Torino, EDT, 1991.
GIULIO CATTIN, La monodia nel Medioevo. Torino,
EDT, 1991.
ALBERTO GALLO, La polifonia nel Medioevo. Torino,
EDT, 1991.
CLAUDIO GALLICO, L'età dell'Umanesimo e del
Rinascimento. Torino, EDT, 1991.
LORENZO BIANCONI, Il Seicento. Torino, EDT, 1991.
In relazione alla estetica musicale antica e barocca segnalo:
ENRICO FUBINI, L'estetica musicale dall'antichità
al Settecento. Torino, Einaudi, 1976.
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NOTA: Per la redazione di questo testo mi sono avvalso
delle informazioni contenute nelle utili FAQ del sito www.medieval.org |