
Suonatori di arpa
Alfonso el Sabio, Cantigas de S. Maria,
XVIII secolo, Escorial, Biblioteca del Monastero di S. Lorenzo,
Ms. B.I.2. Miniatura |
Sotto questo nome vengono attualmente
classificati una serie di cordofoni caratterizzati dalla perpendicolarità
del piano di giacenza delle corde con quello della tavola armonica.
Nell'alto Medioevo fino al XIII secolo tuttavia l'arpa viene denominata
in ambiente colto e teoretico con termini diversi: cythera
barbarica prima e poi cythera anglica di forma triangolare; chrotta britanna di origine celtica corrispondente probabilmente
ad un arpa quadrangolare sovente raffigurata nelle croci irlandesi
del IX secolo.
Il termine harpe, di probabile derivazione germanica
indicante l'atto di afferrare le corde con le dita, è abilmente
evitato dagli scrittori teorici all'interno dei loro trattati,
anche quando è ormai usato in maniera rilevante nelle opere
letterarie. Al contrario, nell'ambito dei poeti e prosatori del
Tre e Quattrocento, la parola arpa è usata con una costanza
e una precisione di riferimento come raramente avviene nel Medioevo
per designare uno strumento musicale: da allora il termine arpa
non conoscerà trasformazioni lessicali fino ai giorni nostri.
Tornando alla storia dello strumento, l'arpa non fu probabilmente originaria
dell'Occidente: l'Irlanda fu uno dei primi paesi dell'Europa ad adottarla
e da lì essa si è diffusa sul continente probabilmente
grazie ai menestrelli irlandesi che correvano numerosi nell'Europa del
primo Medioevo. Dal punto di vista strutturale, le arpe differivano
grandemente nelle dimensioni. Alcune erano piccole abbastanza da essere
trasportate appese a una cinghia, altre invece erano troppo grandi per
risultare portatili. Alcune avevano, soltanto sette corde, mentre l'arpa
che il compositore Guillaume de Machault descrive nel XIV secolo aveva venticinque corde. Di tutti gli strumenti
"bassi", l'arpa deteneva il rango più alto: membri
delle famiglie reali e dell'aristocrazia la utilizzavano.
Lo strumento spesso è suonato da una figura femminile: Francesco
da Barberino, nella sua opera Reggimento e costumi di donna,
afferma che l'arpa "è ben da gran dama". Nel Quattrocento
tale costume non fu affatto dimenticato: in una descrizione della reggia
di Belfiore, si scriverà di giovani e dame che danzavano al suono
di alcuni strumenti "et al suono de una arpa sonata da una dama". |