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STRUMENTI MUSICALI

Introduzione

 

boezio

La Musica
Boezio, De Musica, De Aritmetica, XIV secolo, Napoli, Biblioteca Nazionale, Ms. V.A. 14

Cantore e suonatori di viola e organo portativo
Anonimo, Theatrum Sanitatis: Organare cantum vel sonare, fine XIV sec, Roma, Biblioteca Casanatese.

Angeli musicanti

Angeli musicanti
Anonimo della Scuola di J. Van Eyck,
XV sec, Madrid

Quasi tutti gli strumenti musicali dell'Europa medioevale vennero dall'Asia: o dal Sud-est per il tramite di Bisanzio, o dall'Impero islamico attraverso il Nord Africa, o dal Nord-est attraverso la costa baltica. L'eredità diretta dalla Grecia e da Roma sembra essere stata piuttosto insignificante, e la Lira è il solo strumento che potrebbe essere considerato di probabile origine europea. Quindi l'Europa accoglie numerosissimi strumenti dalle altre culture limitrofe e lentamente ma inesorabilmente li modifica secondo i propri usi e costumi fino a farli diventare i capostipiti degli strumenti musicali che tuttora sono usati nell'esecuzione della musica del nostro tempo, sia classica che di altro tipo. Per quanto riguarda il Medioevo e soprattutto il periodo intorno all'anno mille, va subito detto che gli strumenti musicali raramente entrano a far parte delle esecuzioni di musica religiosa, come il canto gregoriano. Il canto cristiano fu infatti in origine un semplice ampliamento della preghiera di lode a Dio secondo la tradizione ebraica ed è spiegabile che esso respingesse ogni apporto strumentale.

Il rifiuto divenne ancor più rigoroso quando, trapiantata la chiesa in ambiente pagano, gli strumenti non potevano che evocare musiche e riti pagani. Tra gli strumenti, solo l'organo fu ammesso a pieno titolo nei riti liturgici, ma ciò avvenne non senza incertezze: un francescano, attivo nella seconda metà del secolo XIII, scrive in un suo trattato che tutti gli strumenti erano interdetti per colpa degli abusi dei giullari, ad eccezione dell'organo usato in vari generi di canto, nella prosa, nella sequenza e negli inni.

Tra gli strumenti antichi o nuovi che entrarono nell'uso liturgico, una particolare funzione fu riservata alle trombe sia nelle processioni, sia per segnalare l'inizio della messa e, più tardi, il momento della consacrazione e dell'estensione del pane consacrato. Il fiorire della polifonia, dopo l'anno mille, diede luogo al'intro1 duzione di esecuzioni strumentali, da sempre considerate contaminazioni della musica secolare e ufficialmente messe al bando: si vedano i concili di Treviri (1227), di Lione (1274) e di Vienne (1311). Nessun problema invece nella musica profana dove la pratica strumentale è ampiamente documentata nelle cerimonie pubbliche e ufficiali, nei castelli e palazzi di signori e re, nelle feste popolari di città o villaggi. Nei romanzi epici, ad esempio, il giullare accompagnava con il suo strumento il cantore eseguendo la melodia con qualche lieve ornamento, improvvisando inoltre preludi e postludi ai versi cantati, come informano alcuni testi teorici.
Dal XIV e XV secolo numerose sono le testimonianze sugli strumenti musicali e il loro impiego contenute nelle fonti letterarie, nei documenti d'archivio, nelle cronache, nei trattati teorici musicali e soprattutto nell'iconografia.

L'analisi delle immagini delle miniature, degli affreschi e i dipinti in generale permette alcune osservazioni sulla utilizzazione degli strumenti musicali. Spesso le rappresentazioni sono divise in due categorie: nella prima si nota la presenza di strumenti ad ancia e a bocchino quali cornamuse, cennamelle, bombarde e vari modelli di trombe; nella seconda si osservano in gran parte cordofoni quali la viella, la ghironda, il liuto, la mandora (gittern), Tarpa e il salterio, con la presenza aggiuntiva dell'organo portativo. Gli strumenti a percussione (tamburello e nacaires) ed il caratte-ristico flauto ad una sola mano unito al tamburo (galoubet e tamburino) sembrano avere in molti casi una utilizzazione separata dagli strumenti precedentemente citati, anche se in alcuni casi si uniscono agli strumenti a fiato.

Questa distribuzione sembra sottolineare una divisione già nota all'interno degli scritti teorici e letterari del tardo Medioevo: quella tra strumenti "alti" e "bassi". Per esempio il termine haut e bas compare frequentemente nei documenti di origine francese del Trecento e Quattrocento.

Il concetto di "alto" e "basso" non era naturalmente riferito né alla grandezza fisica né all'altezza dei suoni prodotti, ma indicava in maniera inequivocabile l'intensità dei suoni emessi. In Italia fin dal XIV secolo si sottolineano le caratteristiche timbriche i l'intensità di suono delle varie categorie di strumenti musicali. Alcuni teorici all'inizio del Trecento mettono in relazione le so-norità ed il timbro degli strumenti con le finalità d'impiego l'ambiente, usando per la descrizione delle caratteristiche sonore termini latini con significato di "fortezza" e "debolezza", "potenza" ed "esiguità".

Nel Quattrocento un'autorevole testimonianza proviene dal teorico musicale Johannes Tinctoris il quale, parlando delle cennamelle, delle bombarde e del trombone afferma che "comunemente questi strumenti messi insieme si chiamano alti". Nelle stesse corti italiane, alle due classi di strumenti (alti e bassi) corrispondono, spesso, compiti differenti e, di riflesso, anche diversa considerazione nell'ambito della concezione estetica del cortigiano. Non è un caso che tra gli elenchi di custodi e mulattieri della corte di Urbino compaiano i nomi di suonatori di strumenti da guerra quali trombetti e tamburini, che Federico da Montefeltro non amava molto ma che erano indispensabili per la professione di condottiero.

Riguardo al gusto musicale del Duca, sono molto esplicite le parole scritte da un cronista dell'epoca: "non era istrumento che la sua Signoria non avesse in casa. Dilettavasi assai del suono, e aveva in casa suonatori perfettissimi di più istrumenti", degli strumenti "grossi non se ne dilettava molto, ma organi e istrumenti sottili gli piacevano assai".

Le schede sui singoli strumenti musicali inserite qui successivamente saranno organizzate rispettando in gran parte sia questa suddivisione pratica tra strumenti "alti" e "bassi" sia l'altra grande suddivisione teorica e speculativa che ha attraversato tutto il Medioevo a partire fin da Boezio: quella tra tensibilia (strumenti a corde), infla-tilia (strumenti a fiato) e percussionalia (strumenti a percussione). Il supporto iconografico proviene in parte dalle bellissime miniature del codice che raccoglie le Cantigas de Santa Maria di I Alfonso el Sabio (fine XIII secolo) e in parte da miniature, affreischi e dipinti tratti dall'arte figurativa dal X al XV secolo. Lo studio iconografico rimane tuttora fondamentale nella ricostruzione degli strumenti musicali medioevali, essendo pochissimi gli originali pervenuti sino a noi. La situazione migliora per gli altri periodi storici successivi, man mano che ci si avvicina al nostro secolo: gli originali sono più numerosi e ben conservati, e ovviamente l'iconografia non è più così fondamentale per la ricostruzione.

 

 

STRUMENTI
Introduzione
Liuto
Mandora
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Salterio
Ribeca
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Fiati
Cornamuse
Trombe
Organo

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