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[ Indice libretti ]

Claudio Monteverdi

Scherzi Musicali (1632)

cioè Arie & Madrigali in stil recitativo con una Ciaccona a 1 & 2 voci...
In Venetia appresso Bartholomeo Magni.

 

1. Maledetto sia l'aspetto
2. Quel sguardo sdegnosetto
3. Amatevi, pupille
4. Begli occhi, all'arme
5. Eri già tutta mia
6. Ecco di dolci raggi
7. Et è pur dunque vero
8. Io che armato sin hor
9. Zefiro torna
(Ciacona a 2)
10. Armato il cor d'adamantina fede


1. Maledetto sia l'aspetto

Maledetto sia l'aspetto
che m'arde, tristo me.
Poi ch'io sento rio tormento
poi ch'io moro ne ristoro
ha mia fe sol per te.

Maledetta la saetta
ch'impiagò, ne morrò.
Così vuole il mio sole
così brama chi disama
quanto può, che farò?

Donna ria, morte mia
vuol così chi ferì.
Prende gioco del mio foco
vuol ch'io peni, che mi sveni,
morrò qui, fiero dì.


2. Quel sguardo sdegnosetto

Quel sguardo sdegnosetto
lucente e minaccioso
quel dardo velenoso
vola a ferirmi il petto
bellezze ond'io tutt'ardo
e son da me diviso
piagatemi col sguardo,
sanatemi col riso.

Armatevi pupille
d'asprissimo rigore
versatemi sul core
un nembo di faville
ma il labbro non sia tardo
a ravvivarmi ucciso.
Feriscimi quel sguardo
ma sanami quel riso.

Begl'occhi all'armi,
io vi preparo il seno.
Gioite nel piagarmi
infin ch'io venga meno.
E se da' vostri dardi
io resterò conquiso
ferischino quei sguardi
ma sanami quel riso.


5. Eri già tutta mia

Eri già tutta mia
mia quell'alma, quel core,
chi da me ti desvia
nuovo laccio d'amore.
O bellezza, o valore,
o mirabil costanza
ove sei tu?
eri già tutte mia
or non sei più
Ah che mia non sei più.

Sol per te gl'occhi belli
rivolgevi ridenti
per me d'oro i capelli
si spiegavan ai venti.
O fugaci contenti,
o fierezza d'un core
ove sei tu?
Eri già tutta mia
or non sei più
ah che mia non sei più.

Il gioir del mio viso
ah che più non rimiri
iI mio canto, il mio riso
è converso in martiri.
O dispersi sospiri
o sparita pietate
ove sei tu?
Eri già tutta mia
or non sei più
ah che mia non sei più.


6. Ecco di dolci raggi

Ecco di dolci raggi il Sol armato
del verno saettar la stagion florida
di dolcissim'amor inebriato
dorme tacito vento in sen di Clorida
tal'hor però lascivo e odorato
ondeggiar, tremolar fa l'herba florida
l'aria la terra il Ciel spirano amore
arda dunque d'amor, arda ogni core.

Io ch'armato sin'hor d'un duro gelo
degli assalti d'amor potei difendermi
ne l'infocato suo pungente telo
puote l'alma passar o'l petto offendermi
hor che tutto si cangia al nuovo cielo
a due begli occhie ancor non donea arrendermi
s ì sì disarma il solito rigore
arda dunque d'amor, arda il mio core.


7. Et è pur dunque vero

Et è pur dunque vero,
Dishumanato cor, anima cruda,
Che cangiando pensiero
E di fede e d'amor tu resti i gnuda.
D'haver tradito me dati pur vanto,
Che la cetera mia rivolgo in pianto.

È questo il guiderdone
De l'amorose mie tante fatiche?
Così mi fa ragione,
Il vostro reo destin, stelle nemiche.
Ma se'l tuo cor è d'ogni fe' ribelle,
Lidia, la colpa è tua non delle stelle.

Beverò, sfortunato,
Gl'assasinati miei torbidi pianti,
E sempre adolorato
A tutti gl'altri abandonati amanti,
E scolpirò sul marmo alla mia fede:
Scioccho è quel cor ch'in bella donna crede.

Povero di conforto,
Mendico di speranza, andrò ramingo;
E senza salma o porto,
Fra tempeste vivrò mesto e solingo.
Ne havrò la morte di precipiti i a schivo
Perchè non può morir chi non è vivo.

Il numero de gli anni
Ch'al sol di tue bellezze io fui di neve,
Il colmo degl'affani
Che non mi diero mai, mai riposo breve:
Insegnerano a mormorar i venti
Le tue perfidie o cruda e i miei tormenti.

Vivi, vivi col cor di giacio,
E l'inconstanza tua l'aure difidi;
Stringi, stringi il tuo ben in braccio
E del mio mal con lui trionfa e ridi;
E ambi in union dolce gradita
Fabricate il sepolcro alla mia vita.

Abissi, abissi, udite, udite
Di mia disperation gli ultimi accenti,
Da poi che son fornite
Le mie gioie e gl'amor e i miei contenti.
Tanto è'l mio mal che nominar io voglio
Emulo del inferno il mio cordoglio.


9. Zefiro torna
Ottavio Rinuccini

Zefiro forna, e di soavi accenti
l'aer fa grato e'l pie discioglie a l'onde,
e, mormorando tra le verdi fronde,
fa danzar al bel suon su'l prato i fiori.

Inghiriandato il crin Fillide e Clori
note temprando amor care e gioconde;
e da monti e da valli ime e profonde
raddoppian l'armonia gli antri canori

Sorge più vaga in ciel l'aurora, e'l sole,
sparge più luci d'or: più puro argento
fregia di Teti il bel ceruleo manto.

Sol io, per selve abbandonate e sole,
l'ardor di due begli occhi e'l mio tormento,
come vuol mia ventura, hor piango, hor canto.


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